domenica 17 giugno 2012

Vogliamo tutto, senza più mediazioni, senza più rinunce, senza più tentennamenti.

Vogliamo tutto: questa è la richiesta che le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, queer e intersessuali rivendicano con il Roma Pride 2012. Il Pride è il momento di massima espressione della nostra battaglia per il riconoscimento della parità, dignità e libertà di vivere e amare senza ingerenze religiose, moralistiche e ideologiche. Nel Pride sta la forza di una comunità che si trova unita nell’orgoglio per quello che si è, nelle rivendicazione di una piena uguaglianza, nella gioiosa visibilità individuale e collettiva, nell’allegria di un giorno di festa e condivisione.
Vogliamo tutto e lo otterremo nello spirito di Stonewall, attraverso la nostra lotta di liberazione che ripudia ogni forma di violenza, autoritarismo e totalitarismo e proclama come fondativi di una società democratica i valori dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo. 
Vogliamo tutto, perché ciascuna e ciascuno di noi merita ed esige riconoscimento e tutela, sia nella sua individualità, sia nelle forme di affettività e condivisione che desidera. Vogliamo essere libere e liberi di scegliere e di esprimere le nostre identità, con i nostri corpi e con la nostra fisicità, anche fuori dai canoni standardizzati, attraverso un percorso di autodeterminazione e promozione delle differenze. 
Vogliamo tutto per la realizzazione del nostro progetto di vita e d’amore; vogliamo tutto per noi, i nostri affetti, le nostre famiglie e i nostri figli: dal matrimonio civile per le coppie formate da persone dello stesso sesso, su un piano di piena uguaglianza formale e sostanziale con quello delle coppie eterosessuali, al riconoscimento delle differenti forme di affettività e relazioni che ciascuna e ciascuno di noi possa scegliere liberamente. 
Vogliamo tutto, vogliamo istituzioni e leggi realmente laiche, che sono la piena garanzia della libertà e della autodeterminazione delle persone nelle loro scelte di vita, religiose e filosofiche, lontane da impostazioni da stato etico che confondono peccato con reato o illecito, puntando a imporre un modello unico di società a cui uniformarsi. 
Vogliamo tutto, vogliamo poter vivere liberamente la nostra identità di genere, per questo chiediamo legittime tutele a favore delle persone transessuali, transgender e intersessuali che vivono forti discriminazioni e abusi nei diversi ambiti della propria esistenza. 
Vogliamo una società priva di ogni forma di discriminazione e violenza omo/trans/lesbofobica. Vogliamo interventi legislativi, culturali, informativi e di sensibilizzazione per il contrasto di ogni forma di pregiudizio legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere. 
Vogliamo tutto, consapevoli che la crisi attuale non può essere utilizzata per sottrarre e restringere spazi di libertà e di cittadinanza a quei soggetti che già in un periodo “pre-crisi” ne pagavano il prezzo sociale, economico e culturale maggiore, consapevoli che i parametri economici, come lo spread e il P.I.L. non misurino il benessere, la realizzazione e la felicità di ciascuna e ciascuno e vogliamo che governo e istituzioni riconoscano tutti i diritti e le garanzie che ci spettano. 
Vogliamo una riforma radicale del sistema di welfare, a oggi fondato prevalentemente sull’istituto familiare. Vogliamo un welfare universale, che consideri sia le famiglie sia gli individui, attraverso un sostegno reale al reddito come strumento di concreta autonomia delle persone, di tutela dall’emarginazione sociale e, soprattutto per i giovani e per gli anziani, di indipendenza dalla famiglia d’origine.Vogliamo tutto per costruire, insieme a tutte le forze vive del Paese, un tessuto culturale e sociale aperto e inclusivo, che faccia delle differenze una ricchezza. Vogliamo tutto, vogliamo parità di accessibilità all’informazione, alla formazione e alle attività della vita quotidiana in genere anche per chi, come le persone sorde, sconta il fatto di far parte di una minoranza linguistica che lotta da anni per il suo riconoscimento e la visibilità della sua diversità. 
Vogliamo tutto, in un percorso comune a quanti subiscono gli effetti più duri di stigma, emarginazione, discriminazioni e violenza: donne, migranti, diversamente abili, lavoratori precari e sfruttati, Rom, credenti di minoranze religiose, giovani e studenti. Uniti a chi ancora crede nei valori dell’uguaglianza, della dignità umana e delle differenze. Insieme si può costruire e regalare un Paese più giusto, libero, laico e democratico. 
Vogliamo tutto, vogliamo un’informazione corretta e non affetta da pregiudizi e moralismi sulle malattie sessualmente trasmissibili, così come vogliamo interventi per combattere lo stigma sociale che colpisce le persone in HIV, con una particolare attenzione a campagne di prevenzione e sensibilizzazione riguardo alla sieropositività e all’AIDS, nel rispetto di una sessualità libera e consapevole.
Vogliamo tutto, vogliamo che l’appartenenza all’Unione Europea non si traduca nelle misure di austerity che mortificano la maggioranza della popolazione, nei tagli indiscriminati alla spesa sociale e nell’abbassamento generale dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Vogliamo che l’idea di Europa si basi sull’allargamento dei diritti, civili e sociali, indipendentemente dal paese di origine, in un’ottica di avanzamento e non di regressione, applicando i principi e i diritti sanciti della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. All’Europa dell’austerity vogliamo sostituire l’Europa dei diritti.
Vogliamo quindi che ogni persona veda riconosciuta, tutelata e promossa la propria specificità e vogliamo che le istituzioni assicurino a tutte e tutti il pieno godimento dei propri diritti, della propria dignità e della propria libertà. I partecipanti al Roma Pride 2012 vogliono costruire, attraverso la partecipazione e la diffusione di una cultura del rispetto reciproco, una società accogliente, inclusiva e plurale. 
Per questo VOGLIAMO TUTTO! VOGLIAMO TUTTO E COSÌ LO OTTERREMO 
Le forze politiche, i partiti e le istituzioni, da troppo tempo distanti e disattenti rispetto alla realtà sociale e civile del Paese, non possono più ignorare le nostre chiare e forti richieste di parità, dignità, laicità e libertà.L’evidente evoluzione del tessuto sociale e civile, la crescente sensibilità dell’opinione pubblica, le pressanti richieste delle istituzioni europee e le recenti sentenze delle corti italiane indicano chiaramente la strada da seguire in sintonia con alcuni punti dell’agenda storica del movimento LGBTQI italiano e internazionale.Per costituire uno Stato pienamente di diritto ogni persona deve essere libera di vedere riconosciuto il proprio status e la propria autodeterminazione come individuo e nelle relazioni affettive. Per questo rivendichiamo:- il riconoscimento del matrimonio civile per le coppie formate da persone dello stesso sesso come sollecitato dalle sentenze 138/2010 della Corte Costituzionale e dalla 4184/2012 della Corte di Cassazione.- il riconoscimento pubblico delle unioni civili, cui sia possibile l’accesso a unioni formate da persone dello stesso sesso o di sesso diverso, attraverso una normativa differente da quella del matrimonio.- un nuovo sistema di diritti di singoli in un’ottica di welfare individuale, per continuare a inventare differenti forme di relazione, reti affettive complesse e articolate, amori multiformi che lasciano spazio alla libera scelta e all’imprevisto.
Per le nostre famiglie e per i nostri figli vogliamo:- estendere al partner, genitore non biologico, la co-responsabilità sul minore- estendere la possibilità di adozione alle coppie formate da persone dello stesso sesso o a persone singole- l’abolizione della Legge 40, definendo una nuova legge che permetta l’accesso alla procreazione assistita per singoli e coppie, anche dello stesso sesso.
Vogliamo che la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere sia combattuta: – dall’estensione della Legge Mancino (n.205/93)- da un sistema di interventi sui media-da interventi formativi per i dipendenti di tutte le amministrazioni e uffici pubblici, per gli insegnanti e gli operatori scolastici, per le forze di polizia;- con percorsi educativi rivolti a tutti gli alunni di ogni ordine e grado.
In particolare vogliamo che la Regione Lazio, in riferimento alla mozione approvata nel 2009 e il Comune di Roma in riferimento alla mozione dell’estate 2010, entrambe votate all’unanimità, si dotino di provvedimenti adeguati.Vogliamo che la legge 211/2000 istitutiva della Giornata della Memoria includa il ricordo dello sterminio sistematico di Gay, Lesbiche e Transessuali nei lager nazisti, insieme a tutti gli altri “stermini dimenticati”: Rom, Sinti, Disabili, Malati di Mente e Testimoni di Geova.Vogliamo che le persone transessuali e intersessuali possano trovare nelle istituzioni e nella società l’appoggio morale e materiale per vivere pienamente e in maniera serena la propria identità di genere. In particolare vogliamo che:- le cure, l’assistenza e le terapie necessarie alla transizione di genere siano erogate dal sistema sanitario nazionale.- il cambio anagrafico del nome proprio e dell’identificativo di genere non comporti l’obbligo di interventi chirurgici per le persone in transizione sessuale ed intersessuali.- sia introdotta, in tutti i possibili campi applicativi, di natura pubblica o privata, la possibilità di scegliere identificativi di genere specifici per le persone intersessuali e transessuali.- sia prevista l’applicazione della direttiva europea 207/76 e della sentenza della Suprema corte europea del 30/04/96 sulla parità di trattamento per accesso, formazione, promozione professionale e condizioni di lavoro anche alle persone che compiono la transizione di sesso.- la transessualità sia rimossa dal D.S.M. V (Manuale Diagnostico dei disturbi mentali) e dall’ICD 10,, aderendo alla campagna Stop 2012 per ladepatologizzazione del transessualismo e che per il trattamento vengano seguite le linee guida proposte al benessere dell’individuo.- sia abrogato l’articolo 85 del Decreto 773 del 1931 sul camuffamento e mascheramento in pubblico.- siano definiti ed attuati i protocolli per l’accertamento delle condizioni di rispetto dell’identità di genere per le persone sottoposte a provvedimenti restrittivi.-siano avviate campagne di sensibilizzazione e informazione sulla transessualità, sull’intersessualità, e in particolare siano rispettate le Linee Guida Etiche per la gestione clinica di casi di Intersessualità salvaguardando il diritto dell’autodeterminazione del singolo.Vogliamo che i professionisti dell’informazione definiscano e adottino un codice di autoregolamentazione per le materie LGBTQI come è stato già fatto per minori e minoranze etniche nelle Carte di Treviso e Roma.
Vogliamo che l’Italia diventi protagonista nel campo della difesa dei diritti umani nel Mondo, dando il massimo sostegno al lavoro dell’ONU per la depenalizzazione dell’omosessualità e per l’abolizione universale della pena di morte, ricordando che in taluni Paesi è prevista anche per i reati di omosessualità e transessualità.Vogliamo anche che l’Italia applichi pienamente la direttiva europea 85 del 2005 e le norme internazionali riguardo lo status di rifugiato per le persone perseguitate in patria per il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere.Vogliamo che Regione, Provincia e Comune garantiscano parità di condizioni riguardo gli interventi e i servizi attuati, per quanto di loro competenza, rimuovendo ogni discriminazione derivante dall’orientamento sessuale e identità di genere che comporti, quindi, l’impossibilità di accesso a una piena cittadinanza delle persone LGBTQI (con particolare riferimento alla Sanità, all’assistenza economica, all’assistenza abitativa)Vogliamo che Regione, Provincia e Comune promuovano una corretta informazione e sensibilizzazione sulle malattie sessualmente trasmissibili e che siano aumentati i finanziamenti alle realtà che si occupano di cura e assistenza alle persone sieropositive e in AIDS.Vogliamo che gli enti locali assicurino spazi e momenti di aggregazione, informazione e sensibilizzazione sulla cultura del mondo LGBTQI incentivando, anche attraverso stanziamenti economici, le diverse espressioni culturali. 





giovedì 7 giugno 2012

Say No Abortition Ban

Nel mese di giugno il premier della Turchia, Erdogan, leader del partito islamista "moderato" AKP, intende far passare in parlamento una legge che vieta l'aborto, ora possibile nelle prime 10 settimane. Erdogan ha cercato di relativizzare il costo in vite umane del recente bombardamento da parte dell'esercito su un villaggio kurdo, dicendo che  le 12 vittime di Uludere non erano niente rispetto ai milioni di bambini assassinati ogni anno dalle donne che abortiscono! L'AKP dispone della maggioranza assoluta in parlamento. Tutto il movimento delle donne turche e kurde si sta unendo e mobilitandosi contro questo gravissimo attacco. 

Aiutiamole firmando l'appello sul link qui sotto.


http://saynoabortionban.com/

mercoledì 16 maggio 2012

APPELLO VERSO IL CORTEO ANTICLERICALE DEL 2 GIUGNO


A fine maggio a Milano e nel Parco Nord di Bresso si svolgerà il VII Incontro Mondiale delle Famiglie, manifestazione organizzata dall’ Arcidiocesi di Milano e dal Pontificio Consiglio della Famiglia in collaborazione con la regione Lombardia, che vedrà anche la partecipazione nei giorni del 2 e del 3 giugno di Joseph Ratzinger. Un incontro che raccoglierà esponenti di tutto il mondo del potere ecclesiastico, delle lobby di Comunione e Liberazione e delle altre realtà bigotte e reazionarie. Pensiamo che sia necessario e doveroso non rimanere in silenzio di fronte a tutto questo.
Siamo cittadini/e di Milano e provincia, studenti e studentesse liceali e universitar*, siamo gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e trans gender, siamo laici e anticlericali, siamo donne, femministe, siamo lavoratori e lavoratrici, precar*, disoccupat*, siamo antifascist*, antisessist* e antirazzist*, siamo migranti, siamo single, coppie non sposate, sex workers, siamo antimilitarist* e siamo contrari al potere del Vaticano, delle lobby cattoliche e di CL.
  • Denunciamo l’operato della Regione Lombardia nel finanziare questo evento e i suoi favoritismi verso ambienti e personaggi del fondamentalismo cattolico. Contestiamo il potere sociale ed economico che CL e la Compagnia delle Opere detengono in Lombardia e in tutto il Paese, all’interno della sanità pubblica, delle scuole pubbliche, delle università statali e delle istituzioni.
    Ci dissociamo dal plauso che il sindaco di Milano ha espresso per la visita del Pastore tedesco a Milano, visita che costerà al Comune denaro e risorse (4 milioni di euro che potrebbero invece essere destinati a coprire sempre più emergenti bisogni sociali) ed ai/alle singoli/e cittadini/e l’ inaccessibilità di determinate zone, l’ inibizione della libertà di movimento per chi sarà obbligato/a a tenere le tapparelle chiuse durante il passaggio del corteo; come se non bastasse i vigili urbani saranno costretti a fare straordinari, nonostante il sindacato di riferimento abbia espresso la propria contrarietà.

  • Denunciamo Banca Intesa San Paolo, sponsor ufficiale scelto dagli organizzatori del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, banca italiana che detiene il primato nel finanziamento bellico e in quello relativo alla linea ad alta velocità Torino–Lione; è inoltre l' istituto bancario che ogni anno sponsorizza il Meeting estivo di Comunione e Liberazione, a dimostrazione dell’ipocrisia dell’operato del potere ecclesiastico e delle lobby cattoliche di fronte all’unico interesse del profitto.

  • Contestiamo questa “settimana delle famiglie” e la sua affermazione di un modello unico di famiglia, di relazioni e di affettività. Un modello che viene sostenuto soprattutto dalla Chiesa e dalla morale cattolica ma che è anche l’unico riconosciuto a livello legale e titolare di diritti. Oggi in Italia il welfare e i servizi pubblici sono impostati solo sulla famiglia eterosessuale tradizionale e sposata. Il familismo che ancora oggi ripropongono è di natura ideologica e non corrisponde alla vera situazione della società: aumentano i divorzi, diminuiscono i matrimoni rispetto alle scelte di coabitazione e/o di convivenza. Chiediamo quindi un altro tipo di welfare, che non sia familistico ma che garantisca diritti e servizi alla persona. L’ orientamento sessuale, l’ identità di genere, la sessualità, la scelta di convivenza e/o di matrimonio che il singolo compie non possono essere una discriminante per la garanzia di tutele e di diritti dello stato sociale.
    Rivendichiamo:
    - un welfare individuale che garantisca assistenza e diritti a tutt*,senza esclusione per i/le migranti
    - uno stato sociale che adempia ai lavori di cura, di assistenza e di educazione, che vengono compiuti gratuitamente dalle donne (asili nido, tempo pieno a scuola, dopo scuola, ecc…)
    - pari diritti e giuste tutele per i soggetti lgbt. Viviamo in un paese in cui esiste un’omofobia istituzionale e di Stato, il quale riconosce il matrimonio e l’adozione esclusivamente alle coppie eterosessuali. Chiediamo matrimonio e adozione anche per le coppie omosessuali ed eventualmente altri tipi di riconoscimenti di coppie per tutt*. Vogliamo leggi contro l’omofobia e la trans fobia e tutele reali sul posto di lavoro e di studio, che tengano in considerazione anche la situazione dei/delle migranti.

  • Questo modello di famiglia propagandato non è puro folklore cattolico. È finanziato e diffuso dalle istituzioni perché è funzionale al sistema. Infatti se oggi il governo tecnico rilancia politiche economiche volte a smantellare completamente qualsiasi diritto, tutela o servizio sociale, lo fa sicuro di poter contare sulla famiglia come sistema di welfare di sicurezza, da sempre in Italia la “gamba dello stato sociale”, e sulle donne come manodopera gratuita che si occupa di tutti quei lavori di cura che lo stato non garantisce più. È quindi in quest’ottica che si sostiene nuovamente una retorica veterofamilista e in questo modo si vanno a colpire quei soggetti, come le donne e i soggetti lgbt, che in famiglia vedono un luogo di oppressione, sfruttamento e/o esclusione.
    Contestiamo quindi l'appoggio del Vaticano al governo Monti e alle sue politiche di austerity. E’ noto ormai a tutt* il danno delle politiche di liberalizzazione e privatizzazione che negli ultimi 20 anni i governi di centro-destra e di centro-sinistra hanno attuato e oggi il governo tecnico rilancia queste stesse politiche come cura per uscire da un debito che non abbiamo contratto noi. Assistiamo così alla distruzione dello stato sociale, ad un attacco ferocissimo ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e ad un incremento delle entrate statali (dirette e indirette). Le prime a pagare questa crisi sono le donne, alle quali spetterà essere quell’ammortizzatore sociale non più garantito dallo Stato; i tagli alla Sanità, all’istruzione, ai sussidi famigliari saranno controbilanciati da un aumento dei lavori di cura e di assistenza non retribuiti delle donne.
    L’attacco al mondo del lavoro, l’impossibilità di un posto di lavoro, la disoccupazione crescente, costringono oggi parlare non più di lavoro precario, ma di vita precaria.


  • Difendiamo il valore della laicità ed auspichiamo il superamento del modello concordatario. Contestiamo il favoritismo che lo Stato, alcuni politici, i mass media, le Istituzioni hanno mostrato e talvolta rivendicato nei confronti della religione cattolica e del Vaticano, delegando alla cosiddetta “libertà di coscienza” le decisioni di maggiore rilievo per la cittadinanza. L'applicazione alla sfera collettiva di valori etico-religiosi, assoluti e non negoziabili e la loro imposizione all'intera cittadinanza in forza di legge, non è laicità. Muoviamo una forte critica nei confronti di quelle normative che prevedono l’obiezione di coscienza per i medici, in quanto forma di appropriazione dei corpi che rendono impraticabile la vera autodeterminazione (in Lombardia nel 2010 i ginecologi obiettori erano in media il 64%, con punte dell'84% a Niguarda, all'AO Valtellina di Sondrio ed al S. Anna di Como).
    Chiediamo la tassazione delle proprietà ecclesiastiche e la totale chiusura dei finanziamenti pubblici alle scuole private religiose, l’abolizione dell’ora di religione cattolica nelle scuole e l’eliminazione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici.

  • Siamo anticlericali, contestiamo la visita di Benedetto XVI a Milano, pontefice da un passato fin troppo noto e rappresentante della gerarchia ecclesiastica. Vogliamo liberarci dall’oppressione vaticana, dal suo controllo diretto e indiretto delle nostre vite e della cultura, dalla sua sessuofobia, dalla sua omofobia e dal suo sessismo dai toni medievali. Gli attacchi che quotidianamente il Vaticano sferra contro l’autodeterminazione delle donne sui loro corpi, contro i soggetti lgbt, contro i metodi contraccettivi, contro la ricerca scientifica e la richiesta di testamento biologico, mostrano la vera natura di quest’istituzione.
    Non critichiamo la scelta individuale di aderire ad una religione, ma non ci sottomettiamo e anzi ci ribelliamo quando la religione di alcun* limita la libertà di altr*.
    Questa settimana delle famiglie è una debole operazione di maquillage per nascondere la perdita di presa sulla società e la situazione di crisi in cui si trova il Vaticano (scandali di pedofilia, diminuzione dei matrimoni religiosi – 20% in meno rispetto al 1991-, crisi delle vocazioni, affarismo, corruzioni finanziarie e l'appoggio al modello machista di Berlusconi).


Per questi motivi lanciamo un appello a tutt* per partecipare ad un corteo anticlericale il 2 giugno a Milano, per manifestare nelle strade di Milano la nostra contrarietà alla visita del Papa, al potere delle lobby cattoliche e allo stesso tempo per rivendicare diritti, libertà e un welfare rispettoso delle esigenze di tutt*.
4 Maggio 2012
Collettivo lgbit Tabù
Collettivo femminista Chicas en revuelta
Collettivo femminista Shora
Coordinamento femminista Ovul-Azione
Collettivo Casiraghi
Collettivo ResisTenca
Fate Largo
Femminismo a Sud
Deragliamento Collettivo - AteneinRivolta
KOB (collettivo omosessuali Bicocca)
Arci Lasbica Zami Milano
Sinistra Critica Milano
UAAR. Unione atei agnostici razionalisti
Collettivo Le MaleFiche



Per sottoscrivere e aderire all’appello scrivere a: mauro.muscio@studenti.unimi.it oppure contattare tramite face book il Collettivo Tabù

venerdì 27 aprile 2012

LE MALEFICHE consigliano...


START THINKING PURPLE!!
Progetto culturale a cura del collettivo femminista della Sapienza LeMalefiche

- venerdì 4 maggio h15
  Dipartimento di Fisica, aula Majorana 

  LA CRISI NON E' NEUTRA!
  Ne parleremo con Lidia Cirillo e
  Sabrina Marchetti

 - martedì 8 maggio h15
  Facoltà di Lettere, aula VI
    
  ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
  Sesso e potere, sex work 
  Ne parleremo con Daniela Danna

 



- mercoledì 9 maggio h15
  Facoltà di Lettere, aula VI

  OLTRE LO SPECCHIO
  Immagine e ruoli
  Ne parleremo con Alessia Muroni
  e Claudia Lo Presti




- giovedì 10 MAGGIO dalle 22
  CROMOSONIC! SMASH GENDER ROLES!


  FESTA @Ciao (pratone della Sapienza)
  
  DJSET (Psv_dja, Clashmama e  Magenta)
  PERFORMANCE (Eyes Wild Drag, 
  Priscilla, nara strab0cchi)
  INFOPOINT di Weird Fest e Una stanza
  tutta per sè, sportello antiviolenza per
  le donne

giovedì 8 marzo 2012

Ci è stato insegnato che studiare ci avrebbe fatte crescere ed emancipare

Eravamo bambine, e qualcuno ci ha detto che la cultura è importante e che un serio percorso di studi all’università sarebbe stata la chiave della nostra autodeterminazione.

Noi ci abbiamo creduto: abbiamo studiato, ci siamo iscritte all’università e abbiamo continuato a studiare. Molte di noi non hanno smesso di studiare nemmeno dopo aver conseguito la tanto decantata laurea, inceppate in una corsa senza fine da un titolo all’altro, da un master all’altro, da uno stage non pagato all’altro. Molte altre invece non hanno mai smesso di lavorare mentre
incastravano crediti come in un tetris angosciante, perché l’università è importante ma nessuno ti dà una mano se non sai come pagarla.

In un sistema universitario che non ci qualifica, che anziché libero sapere ci dà cultura parcellizzata, che ci sbarra la strada con inutili test di ingresso, che calcola ipocritamente i nostri “meriti”, che ci impone tasse ogni anno più alte e si concede ai privati abbandonando la sua natura pubblica, noi non ci sentiamo certo “emancipate”!

Certo, basterebbe stringere i denti, sopportare un sistema di istruzione dequalificato e privatizzato pur di prendere in mano il prima possibile il nostro futuro... Se solo un futuro fosse possibile!

All’uscita di questo percorso a ostacoli che chiamano università, invece, ci troviamo di fronte a un mondo del lavoro a dir poco scoraggiante, dove l’accesso al futuro ci è negato in quanto giovani, ma soprattutto in quanto DONNE.
Assurdo? Eppure i dati parlano chiaro: tra i giovani laureati, le donne sono più del 50% e con una media più alta rispetto ai colleghi uomini. Negli ultimi anni è stato rotto anche il tetto di cristallo di quelle discipline da sempre inaccessibili per le donne, come ingegneria, fisica e in generale le materie scientifiche.
Nonostante questo, il 28% delle donne tra i 25 e i 29 anni, dopo il percorso universitario riesce a trovare solo un lavoro atipico, contro il 18% degli uomini. Il 40% delle lavoratrici invece svolge un lavoro ben al di sotto delle proprie competenze, contro il 31 % dei lavoratori uomini. Le donne laureate che svolgono una serie di lavori precari sono più del 21%, contro il 12,4% dei
precari di sesso maschile. E ancora: ben il 50% delle donne laureate lavorano come impiegate a fronte del 26% degli uomini laureati.

Sono dati che fanno paura, se si pensa che secondo l’opinione pubblica non esistono più disuguaglianze di genere grazie ai diritti acquisiti dalle donne negli anni 70. La tanto desiderata parità ci è stata concessa solo negli aspetti peggiori della precarietà.

Sentiamo parlare con toni entusiastici da parte delle forze economico-politiche di FEMMINILIZZAZIONE DEL LAVORO: una mano santa, dicono, per l’ingresso delle donne nell’ambito pubblico. E’ vero, ma ci rendiamo conto anche di come questa dinamica abbia portato a un peggioramento delle condizioni lavorative di tutti: in pratica femminilizzare il lavoro significa abbassare per gli uomini il livello dei diritti sul lavoro a quello delle donne. Bella svolta, no?

Ai giovani in uscita dall’università, che siano uomini o donne, si prospetta un futuro fatto di precarietà, in cui il posto fisso non è che un miraggio e il part-time diventa la sola occasione per poter lavorare: un futuro che vede a livello europeo un graduale peggioramento della forza lavoro dall’occupazione stabile al lavoro precario fino alla disoccupazione.

Non si tratta solo di precarietà lavorativa, ma di PRECARIETA’ ESISTENZIALE.
La vita delle donne e le loro scelte ne vengono infatti influenzate in maniera molto più aggressiva rispetto a quanto accade agli uomini. Il 30% delle lavoratrici ha ammesso di aver lasciato il lavoro a causa di una gravidanza, tra queste più del 40% ha dichiarato di averlo fatto contro la propria volontà. Dunque la maternità sarebbe un handicap?
Come se non bastasse, le leggi sul part-time vengono presentate come “misure a favore delle donne”, in nome di una fantomatica “conciliazione” fra lavoro e famiglia che ci riporta indietro di cinquant’anni. Per sopperire allo smantellamento del WELFARE, che vede tagli indiscriminati su asili, scuole e sanità, dobbiamo essere pronte a diventare educatrici delle nuove generazioni e badanti di quelle precedenti.
E’ dato per scontato, insomma, che il lavoro di cura sia una prerogativa del tutto femminile: così le donne italiane sono chiamate (ancora) a farsi carico di un doppio lavoro... uno mal retribuito, l’altro a titolo gratuito!

Precarie nella sfera pubblica e non retribuite in quella privata, noi a questo gioco non ci stiamo!

Vogliamo libertà di scelta del nostro futuro,
vogliamo un’università pubblica e che ci formi davvero,
vogliamo una parità reale sul lavoro,
vogliamo diritti e la possibilità di autodeterminarci!

Siamo donne, studentesse, precarie: abbiamo forza, passione, desideri, e non ci stiamo più a subire le decisioni di chi non ci rappresenta!

giovedì 16 febbraio 2012

Collettivi tematici verso il progetto culturale

Le Malefiche invitano tutte le studentesse a partecipare a delle discussioni tematiche che porteranno alla costruzione di un progetto culturale che avrà luogo nei prossimi mesi.



gli incontri si svolgeranno:

21 febbraio:CRISI-DEBITO E SOGGETTI (DONNE, LGBTIQ, MIGRANTI)
28 febbraio: DONNE E LAVORO
6 marzo: DONNE E POTERE
13 marzo: IMMAGINE E IMMAGINARIO DELLA DONNA

h14:30 @Auletta autogestica di giurisprudenza, Sapienza

domenica 5 febbraio 2012

Purple Cineforum: il LAVORO.. tra GENERE e SESSO

Questo mondo femminile, con i suoi difficili processi di mutazione, ci mette di fronte a una realtà complicata da rappresentare. Operaie e insegnanti, impiegate e ricercatrici, sex workers, colf e lavoratrici dello spettacolo, sono oggi parte del lavoro subalterno di nome o di fatto.

Eppure, talvolta, queste vite appese a un filo, queste voci invisibili vengono a galla per costringerci a prendere parola.

Il fenomeno nascosto del lavoro di riproduzione. Il lavoro non retribuito e non riconosciuto delle donne. Il lavoro sessuale e il lavoro di cura. Il lavoro femminilizzato e il lavoro conciliato.
Il lavoro flessibile o a tempo parziale reversibile, il lavoro a domicilio e il telelavoro, il lavoro gratuito, il lavoro obbligato oppure negato.

In questa giungla di ricatti e offerte al ribasso, noi ci prendiamo del tempo per parlarne. Quattro appuntamenti per riflettere e per prendere parola: perché vogliamo essere presenti e decidere delle nostre vite!

24/11 we want sex Nigel Cole, 2010
30/11 Raunch Girl G.De Stefano - L. Rongoni, 2011
06/12 nel lavoro di sandra G. De Stefano, 2006
 
Gio 09/02 voci di donne native e migranti Rossella Piccinno, 2008 
Dip. di Fisica, Sapienza - Aula Majorana h18:30



mercoledì 28 dicembre 2011

"nessuna donna può essere proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, nè, tantomento, di una religione."

"Queste righe sono per quelle donne che non hanno ancora smesso di lottare. Per chi crede che c’è ancora altro da cambiare, che le conquiste non siano ancora sufficienti, ma le dedico soprattutto a chi NON ci crede. A quelle che si sono arrese e a quelle convinte di potersi accontentare.

A coloro i quali pensano ancora che il "femminismo" sia l’estremo opposto del "maschilismo": non risulta da nessuna parte che quest’ultimo sia mai stato un movimento culturale, nè, tantomeno, una forma di emancipazione! 

Cominciando con le battaglie inglesi delle suffragette del primo Novecento e passando per gli anni ’60 e ’70, epoca dei "femminismi", abbiamo conquistato con le unghie e con i denti molti diritti civili che ci hanno permesso di passare da una condizionedi eterne "minorenni" sotto "tutela" a una forma di autodeterminazione sempre più definita. Abbiamo ottenuto di votare e, solo molto dopo, di avere alcune rappresentanze nelle cariche governative; siamo state tutelate dapprima come "lavoratrici madri" e, solo dopo, riconosciute come cittadini. E mentre gli altri parlavano di diritto alla vita, di "lavori morali" e di dentalità, abbiamo invocato il diritto a decidere della nostra sessualità dei nostri corpi.

Abbiamo denunciato qualsiasi forma di "patriarcato", le sue leggi, le sue immagini. Pensavamo di aver finito. Ma non è finita qui.

Abbiamo grandi debiti con le donne che ci hanno preceduto.
Il corpo delle donne, ad esempio, in quanto materno, è ancora alieni iuris per tutte le questioni cosiddette bioetiche (vedi ultimo referendum), che vorrebbero normarlo sulla base di una pretesa fondata sulla contrapposizione tra creatrice e creatura, come se fosse possibile garantire un ordine sensato alla generazione umana prescindendo dal desiderio materno. Di questa mostruosità giuridica sono poi antecedenti arcaici la trasmissione obbligatoria del cognome paterno, la perdurante violabilità del corpo femminile nell’immaginario e nella pratica sociale di molti uomini e, infine, quella cosa apparentemente ineffabile che è la lingua con cui parliamo, quel tradimento linguistico che ogni donna registra tutte le volte che cento donne e un ragazzo sono, per esempio, andati al mare. Tutto, molto spesso, inizia nell’educazione giovanile in cui è facile rilevare la disuguaglianza tra bambino e bambina: diversi i giochi, la partecipazione ai lavori casalinghi, le ore permesse fuori casa. Tutto viene fatto per condizionare le ragazze all’interno e i ragazzi all’esterno.

Pensiamo poi ai problemi sul lavoro e, dunque, ai datori che temono le assenze, i congedi per maternità, le malattie di figli e congiunti vari, cosicchè le donne spesso scelgono un impiego a tempo parziale, penalizzando la propria carriera.

Un altro problema, spesso dimenticato, è quello delle violenze (specie in famiglia). Malgrado i risultati ottenuti, ancora nel 2005, una donna violentata "avrà avuto le sue colpe", "se l’è cercata" oppure non può appellarsi a nessun diritto perchè legata da vincolo matrimoniale al suo carnefice. Inoltre, la società fa passare pubblicità sessiste o che incitano allo stupro; pornografie e immagini che banalizzano le violenze alle donne.

Per non parlare di quanto il patriarcato resti ancora profondamente radicato nella sfera pubblica, nella forma stessa dello Stato.

Uno Stato si racconta attraverso le sue leggi, attraverso i suoi luoghi simbolici e di potere. Il nostro Stato racconta quasi di soli uomini e non racconta dunque la verità. Da nessuna parte viene nominata la presenza femminile come necessaria e questo, probabilmente, è l’effetto di una falsa buona idea: le donne e gli uomini sono uguali, per cui è perfettamente indifferente che a governare sia un uomo o una donna. Ecco il perchè di un’eclatante assenza delle donne nei luoghi di potere.

Ci siamo fatte imbrogliare ancora. Ma può un paese di libere donne e uomini liberi essere governato e giudicato da soli uomini? La risposta è NO.
Donne e uomini sono diversi per biologia, per storia e per esperienza.

Dobbiamo, quindi, trovare il modo di pensare a un’uguaglianza carica delle differenze dei corpi, delle culture, ma che uguaglianza sia, tenendo presente l’orizzonte dei diritti universali e valorizzandone l’altra faccia. Ricordando, ad esempio, che la famiglia non ha alcuna forza endogena e che è retta dal desiderio femminile, dal grande sforzo delle donne di organizzarla e mantenerla in vita attraverso una rete di relazioni parentali, mercenarie, amicali ancora quasi del tutto femminili; ricordando che l’autodeterminazione della sessualità e della maternità sono OVUNQUE le UNICHE vie idonee alla tutela delle relazioni familiari di fatto o di diritto che siano; ricordando che le donne sono ovviamente persone di sesso femminile prima ancora di essere mogli, madri, sorelle e quindi, che nessuna donna può essere proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, nè, tantomento, di una religione."

Sen (Stefania Noce)


Stefania era una studentessa della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, attivista nel movimento studentesco e femminista. E' stata accoltellata dall'ex fidanzato nella propria casa.
Quest'anno, in Italia, più di 130 donne sono state uccise e molte altre hanno subito violenze. Il sistema patriarcale nel quale viviamo "giustifica" simili atti attribuendoli alla follia umana.
NESSUNA GIUSTIFICAZIONE PER LA VIOLENZA SULLE DONNE!

venerdì 25 novembre 2011

L’AUSTERITY E’ VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Nel nostro paese e in tutto il mondo la violenza contro le donne è all’ordine del giorno: stupri, violenze domestiche, assassinii. Questa condizione è acuita dentro il contesto di crisi.

Abbiamo deciso di aderire all’appelloOccupypatriarchy, una chiamata che nasce all’interno dello spazio pubblico aperto negli ultimi mesi dal movimento Occupy Wall Street. WE ARE THE 99%, slogan delle mobilitazioni statunitensi, non sta a indicare uno spazio liscio ed omogeneo, ma al contrario trae la sua forza dalle differenti striature di colore, genere e condizione che lo fanno vivere.

Le donne con il loro lavoro suppliscono alla crisi economica e a quella politica. Un recente rapporto Istat mostra come il “nuovo sistema di Welfare” abbia a che vedere direttamente con il lavoro femminile non retribuito: come siano, cioè, le nonne a sostituire gli asili nido, le figlie a sostenere il peso dei genitori anziani, le madri ad occuparsi dei figli, e come, in altre parole, il taglio ai fondi per i servizi sociali significhi il trasferimento di compiti e fatica sulle donne.

La violenza sulle donne è frutto di un sistema fondato sulla sopraffazione maschile. In tempi di austerity la parità tra i sessi sembra diventare un di “bene di lusso”. Quando i governi propongono politiche di conciliazione vita-lavoro legittimano, di fatto, il principio per cui una donna deve svolgere più lavori contemporaneamente: precari e senza garanzie nel mercato del lavoro “ufficiale”, senza retribuzione e diritti nella sfera privata. Questa è violenza travestita da austerity!

La crisi attacca ogni possibilità di autodeterminazione, mettendo in discussione la libertà di scelta. Ed è proprio su questa che è stato sferrato l’attacco: l’intento della Proposta di Legge Tarzia è quello di cancellare l’esperienza dei consultori, intesi come strutture sanitarie laiche, adibite alla tutela della salute della donna. Mettendo direttamente in discussione la legge 194 sull’aborto, i consultori vengono proposti come centri per la tutela del concepito e della famiglia, togliendo di fatto qualsiasi centralità all’autonomia delle donne e consentendo l’accesso a figure non qualificate del mondo cattolico.  Il “caso Lazio” è in questo senso emblematico e si configura come laboratorio per legittimare lo smantellamento del Welfare su scala complessiva. Quello dei consultori è, tra gli altri, un terreno di conflitto sul quale bisogna insistere, soprattutto con il governo Monti, in odor di sacrestia, per difendere il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna.

 
Occupyamo spazi per reinventare la democrazia!  I nostri corpi non sono titoli di Stato!
LA VITA SIAMO NOI!

 #OccupyPatriarchy Roma

lunedì 21 novembre 2011

LAVORO..tra SESSO e GENERE

Il VIOLA è il colore dello spirito: rappresenta il valore medio tra terra e cielo, tra passione e intelligenza, tra amore e saggezza.

È il colore della volontà di essere diversi/e, della METAMORFOSI, della transizione, ma anche della fascinazione erotica e della voglia di esprimersi. Un colore che esprime un'energia pura, atavica: una forza legata alla vitalità del rosso e all'intimo accoglimento dell'azzurro.

E' forse per questo che ne siamo così irrimediabilmente attratte: noi, donne in una TRANSIZIONE REVERSIBILE. Perché sentiamo così forte l'urgenza di raccontare le nostre vite da equilibriste, di esprimerci sui nostri desideri, di interrogarci sui cambiamenti che ci condizionano e su quelle forme di resistenza ai mutamenti che ci soffocano.

Questo mondo femminile, con i suoi difficili processi di mutazione, ci mette di fronte a una realtà complicata da rappresentare. Operaie e insegnanti, impiegate e ricercatrici, sex workers, colf e lavoratrici dello spettacolo, sono oggi parte del lavoro subalterno di nome o di fatto.

Eppure, talvolta, queste vite appese a un filo, queste voci invisibili vengono a galla per costringerci a prendere parola.

Il fenomeno nascosto del lavoro di riproduzione. Il lavoro non retribuito e non riconosciuto delle donne. Il lavoro sessuale e il lavoro di cura. Il lavoro femminilizzato e il lavoro conciliato.

Il lavoro flessibile o a tempo parziale reversibile, il lavoro a domicilio e il telelavoro, il lavoro gratuito, il lavoro obbligato oppure negato.

In questa giungla di ricatti e offerte al ribasso, noi ci prendiamo del tempo per parlarne. Quattro appuntamenti per riflettere e per prendere parola: perché vogliamo essere presenti e decidere delle nostre vite!


24/11 we want sex Nigel Cole, 2010
30/11 Raunch Girl G.De Stefano - L. Rongoni, 2011
06/12 nel lavoro di sandra G. De Stefano, 2006
15/12 voci di Donne native e migranti Rossella Piccinno, 2008

mercoledì 16 novembre 2011

Verso il 17 Novembre

Il 17 novembre da anni è la giornata internazionale dei/delle student*, è divenuta con il tempo una giornata commemorativa ma da diversi anni qualcosa è cambiato anche nel significato di questa giornata.

Siamo in un periodo di crisi economica che non accenna a regredire, sull’italia come su molti altri paesi europei pende un debito che aumenta di giorno in giorno. Questo debito ci dicono che debba essere pagato con i nostri soldi, con le nostre vite. Alla luce dei risvolti politici attuali ci troviamo davanti ad un nuova cricca politica che questa volta non abbiamo neanche votato. Il governo Monti che si insedierà nei palazzi del potere proprio giovedì  non sarà molto diverso dal governo precedente: le politiche di austerity saranno incrementate e ci continueranno a dire che va stretta la cinghia, cinghia che per noi ormai non ha più buchi. Non ha più buchi soprattutto per le donne.

Siamo noi ad essere  in credito nei loro confornti, siamo noi che più di tutti stiamo pagando questa crisi che non abbiamo generato. Le misure prese negli ultimi anni hanno reso le nostre esistenze sempre più precarie a partire dallo smantellamento dell’università, dall’aumento dell’età pensionabile, dal rafforzarsi di contratti sempre più flessibili in nome di una “libertà” e uguaglianza per le donne che punta al ribasso e di quella conciliazione tra lavoro e vita privata che ci vede doppiamente impegnate e drasticamente meno retribuite. Siamo sempre noi che sopperiamo ad un welfare state inesistente, diventando così quell’ammortizzatore sociale che lo stato non garantisce. Produciamo il 50% del PIL mondiale ma deteniamo solo l’1% delle ricchezze mondiali. Tutto quello che con le lotte negli anni abbiamo conquistato ce lo stanno portando via, per pagare un debito che non abbiamo generato.

Per questo scenderemo in piazza il 17, per dire basta a questa falsa emancipazione, per rivendicare autodeterminazione e diritti reali.

LA CRISI NON E’ NEUTRA PERCHE’ IL PROGETTO DI PRECARIETA’ E’ DA SEMPRE SCRITTO SUI NOSTRI CORPI. RIPRENDIAMOCI LE NOSTRE VITE!

lunedì 3 ottobre 2011

Le Donne Non Pagheranno Il Loro Debito!

Nell'ultimo anno abbiamo assistito ad un ulteriore acuirsi della crisi economica e finanziaria in tutta Europa che ha portato ad esplosioni di rabbia sociale e rivolte come nel bacino del Mediterraneo.

In Grecia le riforme da macelleria sociale hanno finito di distruggere un welfare che già era in via di estinzione da anni, senza riuscire però a riportare il paese agli standard dell'Unione Europea.

In Inghilterra si è assistito all'esplosione di una rabbia sociale incontenibile, che si è manifestata nella devastazione dei luoghi del capitalismo e nel saccheggio dei prodotti creati per la così detta middle class. Oggi più un'utopia che una realtà!

Nel Medio Oriente le e i giovani hanno animato un movimento inarrestabile, che si batteva per i beni di prima necessità, contro una casta politico economica e delle istituzioni vecchie e repressive che non erano in grado di rappresentare i loro bisogni, e riuscendo alla fine a ribaltare regimi che dominavano in quei paesi da decenni.

Lo spauracchio del debito è diventato l'arma di ricatto con cui la Banca Centrale Europea costringe Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia in primis, e tutti i governi dell'Euro Zone poi, ad approvare manovre finanziarie di tagli e sangue, al fine di garantire una presunta stabilità economica di questi paesi, ripagando in questo modo i debiti pubblici contratti in vent'anni.

Ancora una volta studenti/esse,lavoratori, donne, migranti, anziani sono costretti e costrette a stringere una cinghia che non ha più buchi, mentre banchieri, governi, industriali e multinazionali allargano le loro a dismisura.
   
L'anno politico in Italia è iniziato con l'approvazione di una manovra finanziaria da 54 milioni che taglia ulteriori fondi a regioni e comuni, impedendo loro di garantire servizi essenziali come i trasporti e la sanità; aumenta l'età pensionabile per le donne del settore privato a 65 anni, in nome di una parità tra i due sessi che punta al ribasso; continua a smantellare i diritti dei/delle lavoratori/lavoratrici; aumenta l'IVA di un punto percentuale, provocando un ulteriore aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Se si chiudono gli occhi e si torna un po' indietro con il pensiero, sembra di essere nella Grecia del 2008, con l'Europa che preme per l'approvazione della manovra e il governo che ignora e soffoca ogni forma di dissenso.
   
Ma cosa comporta per una donna questa manovra finanziaria?

Lo smantellamento dei servizi pubblici come i consultori, gli asili nido, il tempo pieno a scuola, cancellerà tutto quello che le donne hanno conquistato con le battaglie degli anni 70: il diritto alla salute, alla gestione del proprio corpo e ad una sessualità consapevole; la possibilità di uscire di casa e dal ruolo secolare di mogli e madri; l'indipendenza economica, messa a dura prova dalla dialettica della conciliazione tra lavoro e vita familiare, che comporta part-time e contratti flessibili sempre più precari, rendendo impossibili scatti di carriera.

Ecco come il capitalismo tenta di uscire dalla crisi: rafforzando i suoi capisaldi e fra questi il ruolo della donna come ammortizzatore sociale. Le donne tornano dunque ad essere prigioniere delle proprie case: le mogli sopperiscono ad un welfare state inesistente, occupandosi di figli e anziani; le giovani tornano a vedere il progetto di uscire di casa, iscriversi all'università come un'utopia, in assenza di garanzie come case dello studente, mense, borse di studio, trasporti e libri gratuiti. L'università non sembra neanche più un traguardo così importante, dal momento che sono sempre meno le studentesse laureate che trovano occupazione nel loro settore di studio - tra i giovani tra i 30 e i 34 anni nel 2011 tra le donne sono il 24,2% rispetto al 15,5% degli uomini a fronte del 40% delle laureate che ha un lavoro che richiede una qualifica più bassa del suo livello di istruzione - , mentre si fa strada l'idea che sia più facile e remunerativo un concorso di bellezza, un reality o il mondo della moda. Non vengono più richieste competenza e preparazione, ma quello che sembrano dirci giornali e televisioni è che basta essere carine, sorridenti, disponibili per fare carriera. D'altronde queste qualità sono il requisito essenziale per una donna in qualsiasi settore lavorativo.

In Italia, così come in tutta Europa, le politiche finanziarie hanno colpito indiscriminatamente i diritti dei cittadini e soprattutto delle cittadine, rispondendo ad un disegno economico comune dettato dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che stabilisce le regole del commercio internazionale.

Per questo è necessario mobilitarci tutte e tutti nella giornata europea del 15 Ottobre, aderendo all’appello lanciato dagli Indignados spagnoli, contro quelle politiche di austerity che siamo stanche di subire. A maggior ragione in quanto donne: non possiamo permettere un ulteriore indietreggiamento culturale, che ci tolga quegli spazi di autodeterminazione che ci siamo conquistate con la lotta, sacrificandoli in nome di una ripresa economiche che non sarà la nostra.

   
    TUTTE/I in PIAZZA il 15 OTTOBRE @P.zza della Repubblica h 14:00

   

Editoriale a cura del Collettivo di studentesse Le Malefiche

domenica 25 settembre 2011

LE DONNE CONTESTANO IL CONSIGLIERE REGIONALE OLIMPIA TARZIA

Oggi sabato 24 settembre studentesse, donne, precarie e migranti hanno contestato la presenza dell'On. Olimpia Tarzia a Piazza Navona, Roma, presso la Festa degli Editori Romani.
   
La consigliera, nota anti-abortista e autrice di una legge per la privatizzazione dei consultori, ha presentato il volume "L'aborto e i suoi retroscena" di Alessia Affinito e Virginia Lalli.
   
Le manifestanti, giunte sul luogo della presentazione, hanno contestato l'On. Tarzia ricordandole le oltre 100 mila firme raccolte in questi mesi con l'obiettivo di far ritirare la proposta di Legge Tarzia.
   
Al termine della contestazione, le manifestanti hanno sfilato in corteo per comunicare le ragioni della protesta.
   
L'Assemblea permanente contro la prosta di Legge Tarzia da più di un anno si batte contro l'approvazione di questo infelice decreto legislativo che contribuisce a smantellare la sanità pubblica e a mettere seriamente in discussione la possibilità per le donne di scegliere per sé e di autodeterminarsi.
   
 

Assemblea permanente contro la proposta di Legge Tarzia.
Roma, 24 settembre 2011

sabato 28 maggio 2011

Notte Bianca Dei Desideri!!!

1 GIUGNO, CITTà UNIVERSITARIA, PIAZZALE ALDO MORO!!

Accadde una notte d'inverno di qualche anno fa, e la chiamammo Notte Bianca. Quest'anno inaugura l'estate. In una giornata d’inizio giugno l'università spalanca le porte a una lunga notte di sperimentazione culturale, di condivisione e di partecipazione. Torna l'estate, un'invincibile estate sotto il cielo che sovrasta la Sapienza. Desideri, movimento, difesa dei beni comuni, la nostra notte bianca parla di questo. Un anno incessante di lotte ha animato non solo l’università ma anche l'intera città di Roma, che oggi vive di nuove relazioni, prospettive e progetti comuni: la Notte Bianca è uno di questi, una sperimentazione che parte dalle realtà e dai collettivi di studenti che quotidianamente vivono ed animano l’università e le lotte che in questi anni l’hanno attraversata.

La Notte Bianca è un progetto che ormai da anni si confronta e cerca di sviluppare un discorso concreto e qualificante sul tema della produzione culturale indipendente; è un esperimento che nasce dell'esigenza di trasformare e accrescere le molteplici possibilità che l'università offre come luogo sociale e di produzione artistica.

Il tema della produzione culturale è ormai percepito dalle dirigenze accademiche della Sapienza, sempre più come un'eccedenza da tagliare, un costo inutile da limitare. L'università italiana si è caratterizzata in questi ultimi anni come un luogo nel quale la socialità, che porta a nuove sperimentazioni culturali, viene classificata come un tema avverso ed esterno alla quotidianità accademica, fatta di lezioni continue ed esami. Questa è la logica che ci vorrebbero imporre, e questa è la logica che noi studenti tutti i giorni cerchiamo di capovolgere, con iniziative autogestite e indipendenti che quotidianamente si moltiplicano nelle facoltà, con i seminari e con le attività ludiche che creiamo collettivamente.

Proprio in questo senso la “Notte bianca” è una sperimentazione che irrompe sulla scena culturale non soltanto universitaria, ma anche cittadina, e colma il vuoto e la desertificazione a cui l'università va incontro. Ogni anno migliaia di persone sono attratte da questa giornata, decine di artisti della scena culturale indipendente romana e non solo contribuiscono e collaborano alla manifestazione. E' un progetto totalmente autofinanziato che prende corpo dall'intreccio di esperienze di lotta e di autogestione. La qualità delle performance, dei dibattiti, delle proiezioni e dei concerti che si moltiplicano nei giardini e nelle facoltà della città universitaria sono inoltre manifestazioni culturali di gran lunga più qualificanti dei progetti che l'Università La Sapienza promuove ogni anno, con dei finanziamenti indubbiamente elevati e che spesso risultano di scadente qualità, scarsa attrattiva e per un pubblico ristretto.

Quest'anno la giornata prende il nome di “Notte Bianca dei desideri”, perchè sono stati questi che hanno spinto le nostre proteste in difesa della conoscenza a intrecciarsi con quelle degli operai di Pomigliano e Mirafiori, a legare il nostro “no” alla guerra in Libia ai nostri “si” al referendum su acqua e nucleare. Il movimento studentesco quest’anno è riuscito ad allargare il consenso tra la gente, contrapponendo alle zone rosse e alla militarizzazione delle città la sfiducia dal basso al governo e la riconquista di spazi e strade. La risposta è stata un restringimento sempre più forte del dissenso e un pesante tentativo di reprimere e delegittimare il movimento, attraverso numerose denunce e arresti. Ma se alle zone rosse abbiamo contrapposto la riconquista degli spazi, allo smantellamento dei luoghi di formazione contrapponiamo ancora una volta la libera condivisione del sapere. Per questo i ricavati delle sottoscrizioni finanzieranno le spese legali, che garantiscono la difesa degli studenti denunciati.

Stiamo ancora costruendo dei processi di democrazia dal basso in difesa dei beni comuni, contro le privatizzazioni e la precarietà, che rappresentano oggi una delle sfide più importanti dei movimenti di opposizione sociale. Per questo all’interno della notte bianca troveranno spazio il comitato per l’acqua pubblica e contro il nucleare, perché la sfida dei referendum è una battaglia che il 13 e il 14 giugno deve essere vinta.

I desideri sono il filo conduttore di questa notte bianca. Per questo vogliamo contribuire e sostenere pienamente il percorso verso l’EuroPride dell’ 11 giugno, una giornata contro il muro nero dell’indifferenza e della discriminazione. Percorso in cui lesbiche, gay, trans, queer, intersessuali, bisex e eterosessuali saranno assieme protagonisti nel rivendicare il desiderio di vivere in modi differenti la politica, la socialità e la sessualità.

Perché amare liberamente vuol dire autodeterminarsi, scegliere il proprio futuro e lottare per riprenderselo. Ancora una notte bianca sotto il fitto blu del cielo della Sapienza, ancora una volta apriremo gli spazi universitari alla città, in questa notte inizieremo una nuova estate.

martedì 24 maggio 2011

INCONTRO CON SAMIA WALID - RAPPRESENTATE DI RAWA

mercoledì 25 maggio ore 17.30, fisica - la sapienza


Sono passati 10 anni dall'inizio dell'occupazione militare occidentale in Afghanistan. L'informazione che ci arriva è costantemente filtrata dai media statunitensi e occidentali.

Pochi sono a conoscenza delle condizioni reali del popolo afghano, schiacciato tra la violenza degli insorgenti, la corruzione del governo Karzai e le bombe delle forze americane.

Molti chiacchierano e si riempiono la bocca raccontando di un paese che non hanno mai visto. Pochi sanno che c'è un fronte democratico che sta nascendo per creare i presupposti di un reale cambiamento del paese. Ci siamo accorti con trent'anni di ritardo delle situazioni insostenibili del nord Africa, vogliamo fare lo stesso con l'Afghanistan?

Per questo vi invito a partecipare all'incontro che abbiamo organizzato con Samia Walid.

Samia è una donna forte e coraggiosa, che fa parte di RAWA (Associazione rivoluzionaria delle donne afghane), un'organizzazione di donne che opera da più di trent'anni in clandestinità e che dalla sua nascita denuncia i poteri forti afghani, ora supportati dalle forze di occupazione. Combatte inoltre per una società secolarizzata nella quale le donne abbiano davvero la possibilità concreta di emancipazione.

Nella situazione drammatica in cui versa il paese, Samia ci porterà una testimonianza preziosa e radicale, una posizione politica che difficilmente potrete ascoltare in Italia.

Vi aspettiamo alla Sapienza, più precisamente nella facoltà di Fisica, mercoledì 25 maggio alle 17.30.


Partecipano:

Simona Cataldi, CISDA

Patrizia Fiocchetti, CISDA


Coordina:


Dario Mavilia, AltraMente



Organizzato da Le Malefiche - Laboratorio di genere, AltraMente - scuola per tutti e CISDA - Coordinamento italiano sostegno donne afghane.

OPERAZIONE PAD!!!

martedì 24 maggio ore 18, giurisprudenza - la sapienza..

Le MaleFiche presentano:

OPERAZIONE PAD . . .

machismo e sessismo all'interno dei movimenti!
ma anche nella quotidianità di ognuna di noi!

 

Ne discuteremo con:

Lidia Cirillo autrice de "i quaderni viola"
Angelita  - collettivo femminista e lesbico La Mela Di Eva

Quando:
24 maggio ore 18:00

Dove:   °°°Auletta Autogestita°°°
facoltà di Giurisprudenza, la Sapienza

Non Mancate!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

martedì 5 aprile 2011

MERCOLEDI 6 APRILE - ASSEMBLEA INDECOROSE E LIBERE - ore 17,30

Dopo la mobilitazione dell'8 Marzo in cui siamo scese in piazza per rivendicare diritti, autodeterminazione e welfare e la partecipata assemblea cittadina di donne del 23 marzo alla Sapienza, il percorso autorganizzato delle donne ha deciso di riconvocarsi per il giorno 6 aprile alle ore 17.30 in una assemblea pubblica.   
       
L'ordine del giorno sarà:
  
- Costruzione di una campagna contro la violenza sulle donne
- Costruzione della giornata di consegna delle firme contro la Legge Tarzia alla Regione Lazio il 14/04
- Future prospettive di mobilitazione 
       
Apriamo uno spazio comune di discussione: autodeterminarci coinvolge tutte!
   
Vi aspettiamo tutte e numerose
   
MERCOLEDì 6 APRILE, ORE 17.30
            UNIVERSITA' SAPIENZA - DIPARTIMENTO DI FISICA - AULA MAJORANA 
 
       
  
per info:
http://riprendiamociconsultori.noblogs.org/
lottotuttolanno@gmail.com

domenica 20 marzo 2011

Assemblea INDECOROSE E LIBERE - mercoledì 23/03 ore 17.30 - Facoltà di Lettere - Università Sapienza

A TUTTE LE INDECOROSE E LIBERE!
DONNE, STUDENTESSE, LAVORATRICI, PRECARIE, LESBICHE!

In questi ultimi mesi ci siamo riprese i nostri spazi, le piazze e la parola nel dibattito pubblico; abbiamo urlato il nostro dissenso verso le politiche razziste e securitarie che strumentalizzano i nostri corpi; abbiamo ribadito con forza che la nostra sicurezza non è garantita dai militari nelle strade o dalle telecamere; abbiamo denunciato questo governo per le politiche familiste eterosessiste e discriminatorie portate avanti negli ultimi anni; abbiamo espresso la voglia di parlarci e discutere, rivendicare autodeterminazione per tutte, libertà di scelta per tutte, un nuovo modello di welfare che si basi sui reali e pressanti bisogni delle donne.
   
C'è bisogno di forti prese di parola su temi come il lavoro, i servizi, la mercificazione e la violenza fisica, politica e culturale che le donne subiscono ogni giorno.
   
L'assemblea di mercoledì sarà l'occasione per aprire uno spazio di discussione, dibattito e ripresa di parola e di azione delle donne, come abbiamo fatto nelle strade e nelle piazze, il 13 febbraio a Montecitorio e l'8 marzo con il Corteo Notturno. In queste giornate abbiamo riaperto uno spazio di discussione necessario nella nostra città e nel nostro paese, che  si contrapponeva alle rapide strumentalizzazioni favorite da ogni parte politica su stupri e violenze sulle donne, questioni che riguardano noi e sulle quali vogliamo esprimerci noi, per prime!
   
Autodeterminarci coinvolge tutte. Tutte e tante.

Stanche di essere sempre indisposte e mai soddisfatte, lottiamo tutto l'anno!! :)
   
Siete tutte e tutti invitat* a partecipare all'

ASSEMBLEA CITTADINA
MERCOLEDì 23 MARZO
AULA I, FACOLTA' DI LETTERE
UNIVERSITA' SAPIENZA
ORE 17.30
   
per portare nuove riflessioni sul percorso, nuovi desideri da realizzare, per rivendicare libertà di scelta e autodeterminazione per tutte, per reclamare nuovi diritti e welfare, per boicottare la paura e le parate bipartisan.
   
PERCHE' LA VIOLENZA SULLE DONNE NON E' UN PROBLEMA DI ETNIA, MA UNA QUESTIONE CULTURALE E POLITICA!

 
info: riprendiamociconsultori.noblogs.org

martedì 1 marzo 2011

Riprendiamoci le nostre vite ...INDECOROSE E LIBERE!

LOTTO TUTTO L'ANNO

L'OTTO M'ARZO E M'ARIVORTO!

INDECOROSE E LIBERE!

Siete tutte invitate al corteo carnevalesco per le strade del centro di Roma

per reclamare diritti e nuovo welfare,

riprenderci le piazze e i nostri desideri,

boicottare la paura e le parate bipartisan!

...mettete qualcosa di rosso! 

L'OTTO TUTTO L'ANNO

Riprendiamoci le nostre vite indecorose e libere!

Negli ultimi mesi un’energia nuova e dirompente è emersa dalle mobilitazioni delle università e dei precari, dalla resistenza degli operai e dei migranti, fino a giungere alle ribellioni dell’Egitto e delle coste del Mediterraneo.

E’ un grido di rivolta che denuncia un sistema sociale ingiusto e si rifiuta di pagarne i costi.
   
 Il 13 febbraio scorso noi donne ci siamo opposte alle politiche che soffocano le nostre vite e che hanno portato al progressivo restringimento dei nostri diritti e dei nostri spazi di libertà. Abbiamo attraversato piazza del Popolo, invaso le strade di Roma e ci siamo spinte fino a Montecitorio per “restituire al mittente” le leggi contro le donne approvate negli ultimi anni dai governi sia di centrodestra che di centrosinistra: le dimissioni in bianco, il collegato lavoro, la legge 40 sulla procreazione assistita, l’innalzamento dell’età pensionabile, il pacchetto sicurezza e tante altre.
    
Anche l’8 marzo vogliamo riportare in piazza la stessa voce e, con lo stesso linguaggio impetuoso, rimettere al centro la questione della redistribuzione delle ricchezze: tra chi fa i profitti e chi sta pagando questa crisi, tra chi possiede palazzi e chi non ha casa, tra chi si giova di stipendi milionari e chi non ha un lavoro.
    
Vogliamo contestare chi mette in discussione la nostra autodeterminazione saturando le strutture pubbliche di obiettori di coscienza, limitando la diffusione della pillola RU486 o sostenendo la privatizzazione delle strutture sanitarie come i consultori (vedi la proposta di legge Tarzia per la regione Lazio), luoghi che noi invece vorremmo reinventare partendo dai nostri attuali bisogni.
    
Vogliamo ribellarci a una cultura e a un immaginario usati per controllare e disciplinare i nostri corpi e la nostra sessualità. Dal lavoro alla sanità, infatti, l’unico ruolo legittimato per le donne è quello di moglie e madre. Eppure spesso nel momento dell’assunzione ci vengono fatti firmare fogli di “dimissioni in bianco” che il datore di lavoro potrà tirar fuori nel momento in cui dovessimo dichiarare di essere incinte.
    
Viviamo nel Paese della doppia morale, dove l’unico modello accettato e promosso è la famiglia eterosessuale, quella stessa famiglia in cui, come le statistiche ufficiali ci raccontano, avvengono la maggior parte delle violenze sulle donne attuate da mariti, compagni e padri. E’ anche per questo che rifiutiamo la precarietà: perché ci obbliga a dipendere economicamente e culturalmente da un modello relazionale che ci impedisce di poter scegliere dove, come, quando e con chi essere o NON essere madri.
    
Eppure la stessa retorica familista che dichiara di promuovere e sostenere la genitorialità, di fatto ne ostacola la possibilità a lesbiche, single, gay, trans e a tutti quei soggetti che sfuggono alla norma eterosessuale e cattolica.

Ed è sempre la stessa logica che da un lato stigmatizza e criminalizza le sex workers attraverso pacchetto sicurezza e campagne moraliste e sul “decoro”, e dall’altro ne fa un uso “spettacolarizzato” e strumentale al piacere maschile diffuso all'interno dei Palazzi del potere, ma non solo.
    
L’8 marzo scenderemo in piazza anche per smascherare le politiche razziste di questo governo che sfrutta il lavoro di cura svolto per la maggior parte da donne migranti e contemporaneamente le trasforma in “pericolose” protagoniste dell'“emergenza immigrati” oppure le priva della libertà e le rende vittime di violenze nei CIE.
    
Per tutte queste ragioni saremo in piazza l’8 marzo, per rivendicare diritti e libertà, perchè i nostri desideri non hanno né famiglia né nazione, noi non siamo “italiane per-bene": siamo precarie, studentesse, lesbiche, trans, siamo donne che rifiutano il modello di welfare familistico, nazionalista, cattolico ed eterosessista.
   
Vogliamo riappropriarci delle nostre voci e dei nostri corpi e anche delle strade, della notte e delle nostre relazioni: rivendichiamo diritti, welfare e autodeterminazione.
 
Siamo tutte DONNE in CARNEvale e OSSA!!
L'otto... m'arzo e m'arrivolto!
    
CORTEO NOTTURNO - MARTEDì 8 MARZO 2011
Partenza ORE 18 - Bocca della verità - Roma

    
Centro Donna Lisa, Donnedasud, Infosex-Esc, le Facinorosse, le Malefiche, la Meladieva, le Ribellule, Lucha y Siesta Action-A, SuiGeneris

 
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