venerdì 27 aprile 2012

LE MALEFICHE consigliano...


START THINKING PURPLE!!
Progetto culturale a cura del collettivo femminista della Sapienza LeMalefiche

- venerdì 4 maggio h15
  Dipartimento di Fisica, aula Majorana 

  LA CRISI NON E' NEUTRA!
  Ne parleremo con Lidia Cirillo e
  Sabrina Marchetti

 - martedì 8 maggio h15
  Facoltà di Lettere, aula VI
    
  ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
  Sesso e potere, sex work 
  Ne parleremo con Daniela Danna

 



- mercoledì 9 maggio h15
  Facoltà di Lettere, aula VI

  OLTRE LO SPECCHIO
  Immagine e ruoli
  Ne parleremo con Alessia Muroni
  e Claudia Lo Presti




- giovedì 10 MAGGIO dalle 22
  CROMOSONIC! SMASH GENDER ROLES!


  FESTA @Ciao (pratone della Sapienza)
  
  DJSET (Psv_dja, Clashmama e  Magenta)
  PERFORMANCE (Eyes Wild Drag, 
  Priscilla, nara strab0cchi)
  INFOPOINT di Weird Fest e Una stanza
  tutta per sè, sportello antiviolenza per
  le donne

giovedì 8 marzo 2012

Ci è stato insegnato che studiare ci avrebbe fatte crescere ed emancipare

Eravamo bambine, e qualcuno ci ha detto che la cultura è importante e che un serio percorso di studi all’università sarebbe stata la chiave della nostra autodeterminazione.

Noi ci abbiamo creduto: abbiamo studiato, ci siamo iscritte all’università e abbiamo continuato a studiare. Molte di noi non hanno smesso di studiare nemmeno dopo aver conseguito la tanto decantata laurea, inceppate in una corsa senza fine da un titolo all’altro, da un master all’altro, da uno stage non pagato all’altro. Molte altre invece non hanno mai smesso di lavorare mentre
incastravano crediti come in un tetris angosciante, perché l’università è importante ma nessuno ti dà una mano se non sai come pagarla.

In un sistema universitario che non ci qualifica, che anziché libero sapere ci dà cultura parcellizzata, che ci sbarra la strada con inutili test di ingresso, che calcola ipocritamente i nostri “meriti”, che ci impone tasse ogni anno più alte e si concede ai privati abbandonando la sua natura pubblica, noi non ci sentiamo certo “emancipate”!

Certo, basterebbe stringere i denti, sopportare un sistema di istruzione dequalificato e privatizzato pur di prendere in mano il prima possibile il nostro futuro... Se solo un futuro fosse possibile!

All’uscita di questo percorso a ostacoli che chiamano università, invece, ci troviamo di fronte a un mondo del lavoro a dir poco scoraggiante, dove l’accesso al futuro ci è negato in quanto giovani, ma soprattutto in quanto DONNE.
Assurdo? Eppure i dati parlano chiaro: tra i giovani laureati, le donne sono più del 50% e con una media più alta rispetto ai colleghi uomini. Negli ultimi anni è stato rotto anche il tetto di cristallo di quelle discipline da sempre inaccessibili per le donne, come ingegneria, fisica e in generale le materie scientifiche.
Nonostante questo, il 28% delle donne tra i 25 e i 29 anni, dopo il percorso universitario riesce a trovare solo un lavoro atipico, contro il 18% degli uomini. Il 40% delle lavoratrici invece svolge un lavoro ben al di sotto delle proprie competenze, contro il 31 % dei lavoratori uomini. Le donne laureate che svolgono una serie di lavori precari sono più del 21%, contro il 12,4% dei
precari di sesso maschile. E ancora: ben il 50% delle donne laureate lavorano come impiegate a fronte del 26% degli uomini laureati.

Sono dati che fanno paura, se si pensa che secondo l’opinione pubblica non esistono più disuguaglianze di genere grazie ai diritti acquisiti dalle donne negli anni 70. La tanto desiderata parità ci è stata concessa solo negli aspetti peggiori della precarietà.

Sentiamo parlare con toni entusiastici da parte delle forze economico-politiche di FEMMINILIZZAZIONE DEL LAVORO: una mano santa, dicono, per l’ingresso delle donne nell’ambito pubblico. E’ vero, ma ci rendiamo conto anche di come questa dinamica abbia portato a un peggioramento delle condizioni lavorative di tutti: in pratica femminilizzare il lavoro significa abbassare per gli uomini il livello dei diritti sul lavoro a quello delle donne. Bella svolta, no?

Ai giovani in uscita dall’università, che siano uomini o donne, si prospetta un futuro fatto di precarietà, in cui il posto fisso non è che un miraggio e il part-time diventa la sola occasione per poter lavorare: un futuro che vede a livello europeo un graduale peggioramento della forza lavoro dall’occupazione stabile al lavoro precario fino alla disoccupazione.

Non si tratta solo di precarietà lavorativa, ma di PRECARIETA’ ESISTENZIALE.
La vita delle donne e le loro scelte ne vengono infatti influenzate in maniera molto più aggressiva rispetto a quanto accade agli uomini. Il 30% delle lavoratrici ha ammesso di aver lasciato il lavoro a causa di una gravidanza, tra queste più del 40% ha dichiarato di averlo fatto contro la propria volontà. Dunque la maternità sarebbe un handicap?
Come se non bastasse, le leggi sul part-time vengono presentate come “misure a favore delle donne”, in nome di una fantomatica “conciliazione” fra lavoro e famiglia che ci riporta indietro di cinquant’anni. Per sopperire allo smantellamento del WELFARE, che vede tagli indiscriminati su asili, scuole e sanità, dobbiamo essere pronte a diventare educatrici delle nuove generazioni e badanti di quelle precedenti.
E’ dato per scontato, insomma, che il lavoro di cura sia una prerogativa del tutto femminile: così le donne italiane sono chiamate (ancora) a farsi carico di un doppio lavoro... uno mal retribuito, l’altro a titolo gratuito!

Precarie nella sfera pubblica e non retribuite in quella privata, noi a questo gioco non ci stiamo!

Vogliamo libertà di scelta del nostro futuro,
vogliamo un’università pubblica e che ci formi davvero,
vogliamo una parità reale sul lavoro,
vogliamo diritti e la possibilità di autodeterminarci!

Siamo donne, studentesse, precarie: abbiamo forza, passione, desideri, e non ci stiamo più a subire le decisioni di chi non ci rappresenta!

giovedì 16 febbraio 2012

Collettivi tematici verso il progetto culturale

Le Malefiche invitano tutte le studentesse a partecipare a delle discussioni tematiche che porteranno alla costruzione di un progetto culturale che avrà luogo nei prossimi mesi.



gli incontri si svolgeranno:

21 febbraio:CRISI-DEBITO E SOGGETTI (DONNE, LGBTIQ, MIGRANTI)
28 febbraio: DONNE E LAVORO
6 marzo: DONNE E POTERE
13 marzo: IMMAGINE E IMMAGINARIO DELLA DONNA

h14:30 @Auletta autogestica di giurisprudenza, Sapienza

domenica 5 febbraio 2012

Purple Cineforum: il LAVORO.. tra GENERE e SESSO

Questo mondo femminile, con i suoi difficili processi di mutazione, ci mette di fronte a una realtà complicata da rappresentare. Operaie e insegnanti, impiegate e ricercatrici, sex workers, colf e lavoratrici dello spettacolo, sono oggi parte del lavoro subalterno di nome o di fatto.

Eppure, talvolta, queste vite appese a un filo, queste voci invisibili vengono a galla per costringerci a prendere parola.

Il fenomeno nascosto del lavoro di riproduzione. Il lavoro non retribuito e non riconosciuto delle donne. Il lavoro sessuale e il lavoro di cura. Il lavoro femminilizzato e il lavoro conciliato.
Il lavoro flessibile o a tempo parziale reversibile, il lavoro a domicilio e il telelavoro, il lavoro gratuito, il lavoro obbligato oppure negato.

In questa giungla di ricatti e offerte al ribasso, noi ci prendiamo del tempo per parlarne. Quattro appuntamenti per riflettere e per prendere parola: perché vogliamo essere presenti e decidere delle nostre vite!

24/11 we want sex Nigel Cole, 2010
30/11 Raunch Girl G.De Stefano - L. Rongoni, 2011
06/12 nel lavoro di sandra G. De Stefano, 2006
 
Gio 09/02 voci di donne native e migranti Rossella Piccinno, 2008 
Dip. di Fisica, Sapienza - Aula Majorana h18:30



mercoledì 28 dicembre 2011

"nessuna donna può essere proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, nè, tantomento, di una religione."

"Queste righe sono per quelle donne che non hanno ancora smesso di lottare. Per chi crede che c’è ancora altro da cambiare, che le conquiste non siano ancora sufficienti, ma le dedico soprattutto a chi NON ci crede. A quelle che si sono arrese e a quelle convinte di potersi accontentare.

A coloro i quali pensano ancora che il "femminismo" sia l’estremo opposto del "maschilismo": non risulta da nessuna parte che quest’ultimo sia mai stato un movimento culturale, nè, tantomeno, una forma di emancipazione! 

Cominciando con le battaglie inglesi delle suffragette del primo Novecento e passando per gli anni ’60 e ’70, epoca dei "femminismi", abbiamo conquistato con le unghie e con i denti molti diritti civili che ci hanno permesso di passare da una condizionedi eterne "minorenni" sotto "tutela" a una forma di autodeterminazione sempre più definita. Abbiamo ottenuto di votare e, solo molto dopo, di avere alcune rappresentanze nelle cariche governative; siamo state tutelate dapprima come "lavoratrici madri" e, solo dopo, riconosciute come cittadini. E mentre gli altri parlavano di diritto alla vita, di "lavori morali" e di dentalità, abbiamo invocato il diritto a decidere della nostra sessualità dei nostri corpi.

Abbiamo denunciato qualsiasi forma di "patriarcato", le sue leggi, le sue immagini. Pensavamo di aver finito. Ma non è finita qui.

Abbiamo grandi debiti con le donne che ci hanno preceduto.
Il corpo delle donne, ad esempio, in quanto materno, è ancora alieni iuris per tutte le questioni cosiddette bioetiche (vedi ultimo referendum), che vorrebbero normarlo sulla base di una pretesa fondata sulla contrapposizione tra creatrice e creatura, come se fosse possibile garantire un ordine sensato alla generazione umana prescindendo dal desiderio materno. Di questa mostruosità giuridica sono poi antecedenti arcaici la trasmissione obbligatoria del cognome paterno, la perdurante violabilità del corpo femminile nell’immaginario e nella pratica sociale di molti uomini e, infine, quella cosa apparentemente ineffabile che è la lingua con cui parliamo, quel tradimento linguistico che ogni donna registra tutte le volte che cento donne e un ragazzo sono, per esempio, andati al mare. Tutto, molto spesso, inizia nell’educazione giovanile in cui è facile rilevare la disuguaglianza tra bambino e bambina: diversi i giochi, la partecipazione ai lavori casalinghi, le ore permesse fuori casa. Tutto viene fatto per condizionare le ragazze all’interno e i ragazzi all’esterno.

Pensiamo poi ai problemi sul lavoro e, dunque, ai datori che temono le assenze, i congedi per maternità, le malattie di figli e congiunti vari, cosicchè le donne spesso scelgono un impiego a tempo parziale, penalizzando la propria carriera.

Un altro problema, spesso dimenticato, è quello delle violenze (specie in famiglia). Malgrado i risultati ottenuti, ancora nel 2005, una donna violentata "avrà avuto le sue colpe", "se l’è cercata" oppure non può appellarsi a nessun diritto perchè legata da vincolo matrimoniale al suo carnefice. Inoltre, la società fa passare pubblicità sessiste o che incitano allo stupro; pornografie e immagini che banalizzano le violenze alle donne.

Per non parlare di quanto il patriarcato resti ancora profondamente radicato nella sfera pubblica, nella forma stessa dello Stato.

Uno Stato si racconta attraverso le sue leggi, attraverso i suoi luoghi simbolici e di potere. Il nostro Stato racconta quasi di soli uomini e non racconta dunque la verità. Da nessuna parte viene nominata la presenza femminile come necessaria e questo, probabilmente, è l’effetto di una falsa buona idea: le donne e gli uomini sono uguali, per cui è perfettamente indifferente che a governare sia un uomo o una donna. Ecco il perchè di un’eclatante assenza delle donne nei luoghi di potere.

Ci siamo fatte imbrogliare ancora. Ma può un paese di libere donne e uomini liberi essere governato e giudicato da soli uomini? La risposta è NO.
Donne e uomini sono diversi per biologia, per storia e per esperienza.

Dobbiamo, quindi, trovare il modo di pensare a un’uguaglianza carica delle differenze dei corpi, delle culture, ma che uguaglianza sia, tenendo presente l’orizzonte dei diritti universali e valorizzandone l’altra faccia. Ricordando, ad esempio, che la famiglia non ha alcuna forza endogena e che è retta dal desiderio femminile, dal grande sforzo delle donne di organizzarla e mantenerla in vita attraverso una rete di relazioni parentali, mercenarie, amicali ancora quasi del tutto femminili; ricordando che l’autodeterminazione della sessualità e della maternità sono OVUNQUE le UNICHE vie idonee alla tutela delle relazioni familiari di fatto o di diritto che siano; ricordando che le donne sono ovviamente persone di sesso femminile prima ancora di essere mogli, madri, sorelle e quindi, che nessuna donna può essere proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, nè, tantomento, di una religione."

Sen (Stefania Noce)


Stefania era una studentessa della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, attivista nel movimento studentesco e femminista. E' stata accoltellata dall'ex fidanzato nella propria casa.
Quest'anno, in Italia, più di 130 donne sono state uccise e molte altre hanno subito violenze. Il sistema patriarcale nel quale viviamo "giustifica" simili atti attribuendoli alla follia umana.
NESSUNA GIUSTIFICAZIONE PER LA VIOLENZA SULLE DONNE!

venerdì 25 novembre 2011

L’AUSTERITY E’ VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Nel nostro paese e in tutto il mondo la violenza contro le donne è all’ordine del giorno: stupri, violenze domestiche, assassinii. Questa condizione è acuita dentro il contesto di crisi.

Abbiamo deciso di aderire all’appelloOccupypatriarchy, una chiamata che nasce all’interno dello spazio pubblico aperto negli ultimi mesi dal movimento Occupy Wall Street. WE ARE THE 99%, slogan delle mobilitazioni statunitensi, non sta a indicare uno spazio liscio ed omogeneo, ma al contrario trae la sua forza dalle differenti striature di colore, genere e condizione che lo fanno vivere.

Le donne con il loro lavoro suppliscono alla crisi economica e a quella politica. Un recente rapporto Istat mostra come il “nuovo sistema di Welfare” abbia a che vedere direttamente con il lavoro femminile non retribuito: come siano, cioè, le nonne a sostituire gli asili nido, le figlie a sostenere il peso dei genitori anziani, le madri ad occuparsi dei figli, e come, in altre parole, il taglio ai fondi per i servizi sociali significhi il trasferimento di compiti e fatica sulle donne.

La violenza sulle donne è frutto di un sistema fondato sulla sopraffazione maschile. In tempi di austerity la parità tra i sessi sembra diventare un di “bene di lusso”. Quando i governi propongono politiche di conciliazione vita-lavoro legittimano, di fatto, il principio per cui una donna deve svolgere più lavori contemporaneamente: precari e senza garanzie nel mercato del lavoro “ufficiale”, senza retribuzione e diritti nella sfera privata. Questa è violenza travestita da austerity!

La crisi attacca ogni possibilità di autodeterminazione, mettendo in discussione la libertà di scelta. Ed è proprio su questa che è stato sferrato l’attacco: l’intento della Proposta di Legge Tarzia è quello di cancellare l’esperienza dei consultori, intesi come strutture sanitarie laiche, adibite alla tutela della salute della donna. Mettendo direttamente in discussione la legge 194 sull’aborto, i consultori vengono proposti come centri per la tutela del concepito e della famiglia, togliendo di fatto qualsiasi centralità all’autonomia delle donne e consentendo l’accesso a figure non qualificate del mondo cattolico.  Il “caso Lazio” è in questo senso emblematico e si configura come laboratorio per legittimare lo smantellamento del Welfare su scala complessiva. Quello dei consultori è, tra gli altri, un terreno di conflitto sul quale bisogna insistere, soprattutto con il governo Monti, in odor di sacrestia, per difendere il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna.

 
Occupyamo spazi per reinventare la democrazia!  I nostri corpi non sono titoli di Stato!
LA VITA SIAMO NOI!

 #OccupyPatriarchy Roma

lunedì 21 novembre 2011

LAVORO..tra SESSO e GENERE

Il VIOLA è il colore dello spirito: rappresenta il valore medio tra terra e cielo, tra passione e intelligenza, tra amore e saggezza.

È il colore della volontà di essere diversi/e, della METAMORFOSI, della transizione, ma anche della fascinazione erotica e della voglia di esprimersi. Un colore che esprime un'energia pura, atavica: una forza legata alla vitalità del rosso e all'intimo accoglimento dell'azzurro.

E' forse per questo che ne siamo così irrimediabilmente attratte: noi, donne in una TRANSIZIONE REVERSIBILE. Perché sentiamo così forte l'urgenza di raccontare le nostre vite da equilibriste, di esprimerci sui nostri desideri, di interrogarci sui cambiamenti che ci condizionano e su quelle forme di resistenza ai mutamenti che ci soffocano.

Questo mondo femminile, con i suoi difficili processi di mutazione, ci mette di fronte a una realtà complicata da rappresentare. Operaie e insegnanti, impiegate e ricercatrici, sex workers, colf e lavoratrici dello spettacolo, sono oggi parte del lavoro subalterno di nome o di fatto.

Eppure, talvolta, queste vite appese a un filo, queste voci invisibili vengono a galla per costringerci a prendere parola.

Il fenomeno nascosto del lavoro di riproduzione. Il lavoro non retribuito e non riconosciuto delle donne. Il lavoro sessuale e il lavoro di cura. Il lavoro femminilizzato e il lavoro conciliato.

Il lavoro flessibile o a tempo parziale reversibile, il lavoro a domicilio e il telelavoro, il lavoro gratuito, il lavoro obbligato oppure negato.

In questa giungla di ricatti e offerte al ribasso, noi ci prendiamo del tempo per parlarne. Quattro appuntamenti per riflettere e per prendere parola: perché vogliamo essere presenti e decidere delle nostre vite!


24/11 we want sex Nigel Cole, 2010
30/11 Raunch Girl G.De Stefano - L. Rongoni, 2011
06/12 nel lavoro di sandra G. De Stefano, 2006
15/12 voci di Donne native e migranti Rossella Piccinno, 2008